CRONACA NERA NEL CINEMA ITALIANO – Due parole con Carlo Lizzani

Carlo Lizzani Molti film italiani hanno avuto il pregio di rappresentare la condizione sociale e politica in cui si è trovata l’Italia nei vari decenni, trasponendo in pellicola reali fatti di cronaca. Uno dei registi che ha dedicato gran parte della sua filmografia a questo tipo di cinema è Carlo Lizzani. Lizzani ha utilizzato grandi vicende come la seconda guerra mondiale (Actung! Banditi!, Il Gobbo, Mussolini ultimo atto, Hotel Meina) o piccole storie (Ai margini della metropoli, Svegliati e uccidi, Barbagia, Banditi a Milano, Mamma Ebe) per rappresentare la faccia nera dell’Italia.
Riguardo al cinema di genere, Lizzani va ricordato per un paio di spaghetti western: Un fiume di dollari e il più noto Requiescant con Pier Paolo Pasolini attore, ma soprattutto per Banditi a Milano antesignano del poliziesco all’italiana, genere che esploderà pochi anni dopo questo film.

In occasione del 52° Premio Letterario Pisa, dove Lizzani ha ricevuto il premio speciale “Galeone d’oro”, siamo riusciti ad avvicinare il Maestro e scambiare due parole con lui.

Molti dei suoi film sono tratti da reali fatti di cronaca, come li ha scelti?

I fatti li ho scelti per il carattere emblematico, simbolico e perché erano immagine del tempo.

Spesso questi erano appena accaduti, come nel caso di Banditi a Milano, tanto da guadagnarsi l’appellativo di istant movie. Quali furono le difficoltà di un’operazione di questo tipo?

Per Banditi a Milano non ci furono particolari difficoltà perché Cavallero era un egocentrico e raccontò subito tutto alle istituzioni.

Perché secondo lei in Italia non si fanno più film tratti da fatti di cronaca contemporanea?

Beh, con Gomorra ci siamo ritornati. E’ un film che ha colto i tratti essenziali.

Lei ha raccontato varie vicende del 900 italiano, ma ce n’è una in particolare che ogni tanto la riprende e la rielabora da vari punti di vista: la seconda guerra mondiale. Perché?

Perché è stato un evento che ha inciso nella mia generazione e che ha cambiato l’Italia. Inoltre ha influenzato il cinema con il neorealismo.

Lei ha girato il mondo realizzando molti documentari. Perché nei suoi film invece c’è solo l’Italia?

Con Crazy Joe parlo dell’America ma in effetti è l’unico caso. Semplicemente ho voluto raccontare il mio paese.

Lei è fra i promotori della riapertura degli ex Studios di Tirrenia dove sorgerà un museo multimediale del cinema.

Si, innanzitutto è un luogo storico dove vennero girati molti film (n.d.r. fra cui alcuni western) e poi è molto importante avere un decentramento del cinema che ora è solo Roma.