I FILM DI GENERE TRATTI DAI FUMETTI ITALIANI

Qui comincia l’avventura del signor Bonaventura. Con questo ottonario a rima baciata iniziano tutte le storie del signor Bonaventura, protagonista di uno dei primi e popolari fumetti italiani. Cenerentola e il signor Bonaventura Siamo nel 1917, ma il fumetto in Italia raggiungerà il suo splendore nel dopoguerra con Tex e con gli eroi neri di cui Diabolik delle sorelle Giussani è il capostipite. Il fumetto, come la letteratura, è stato ed è ancora una grossa fonte di ispirazione per il cinema. Ne sono prova i molti blockbuster americani usciti negli ultimi anni che hanno ripreso molti personaggi nuovi o classici come Spiderman, Superman e Batman. Il cinema italiano odierno in costante agonia non ha sfruttato questa potenzialità, ma non è sempre stato così. Sono molti infatti i film italiani di questo genere girati soprattutto negli anni 60-70, periodo in cui gli eroi dei fumetti erano sicuramente più popolari di adesso. Come i film tratti da opere letterarie, i film tratti dalle strisce animate sono condannati ad una doppia critica: oltre a quella puramente filmica, c’è quella del confronto e dell’attinenza con l’opera originale. La bontà della trasposizione da disegni animati a film per certi versi è ancora più ostica di quella di origine letteraria: mentre un libro lascia al lettore molta più libertà di immaginazione, il fumetto, in quanto basato su disegni, offre un profilo fisico dei personaggi ben delineato che non può essere stravolto nel film. Ci sono invece spazi in cui il regista deve per forza mettere del nuovo: il colore (in certi casi), la musica e le voci, assenti per natura nei fumetti. Fenomenal e il tesoro di Tutankamen Queste ed altre analisi sono lo scopo di questa ricerca che si prefissa di esaminare in questa ottica i film italiani di genere tratti dai fumetti italiani. Data questa scelta di direzione saranno esclusi quei film che pur ispirandosi al mondo delle strisce non fanno riferimento a personaggi reali. Sono questi i casi di film come Fenomenal e il tesoro di Tutankamen (R.Deodato, 1968), Superargo contro Diabolikus (N.Nostro, 1966), I fantastici tre supermen (G.Parolini, 1967). Escluse anche le parodie fra cui non possiamo non citare quel capolavoro di comicità di Totò Diabolicus (Steno, 1962). Altri film invece non sono stati inclusi nonostante siano legati ad un fumetto, semplicemente perché non rientranti nella nostra definizione di cinema di genere. Sono questi Cenerentola e il signor Bonaventura (S.Tofano, 1941), i due film tratti dalle strisce di Bonvi Sturmtruppen (S.Samperi, 1977) e Sturmtruppen 2 (S.Samperi, 1983), Biancaneve & Co (M.Bianchi, 1982), Paz! (R.Di Maria, 2002) tratto dal fumetto omonimo di Andrea Pazienza e Non chiamarmi Omar (S.Staino) tratto da Nudi e Crudi di Altan. Menzione particolare per un escluso d’eccezione quale Barbarella (R.Vadim, 1968), ma il fumetto è francese e anche il film è più franco che italiano.
Gli eroi di genere che andremo quindi ad analizzare in ordine dovuto di anzianità sono sette.

TEX

Fra tutti i film che andremo ad analizzare, un caso a parte è quello di Tex per il principale motivo che, portato al cinema, il personaggio del fumetto andava a scontrarsi con un genere, quello dello spaghetti western, ben definito e più lontano di quanto si pensi da quello del ranger Tex Willer nato sedici anni prima di Per un pugno di dollari (S.Leone, 1964). Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galeppini creano Tex nel 1948 ispirandosi ovviamente ai film western americani. Non a caso, nel fumetto sono molto presenti gli indiani, a cui viene data però una propria dignità e cultura. Nel western italiano è bene invece ricordare che gli indiani sono, per vari motivi, pressoché assenti. Tex n°101, 102, 103 A confermare l’interesse per il popolo indiano, Tex è anche agente Navajo con il nome di Aquila della notte e in questa veste il suo abbigliamento si arricchisce di pantaloni a frange e della inconfondibile giacca che riporta l’immagine di un’aquila sul petto. Tex Willer è accompagnato nelle sue avventure in difesa degli oppressi dal fido Kit Carson e, più sporadicamente, dal figlio Kit Willer e dall’indiano Tiger Jack. Kit Carson, personaggio molto importante, è un innato brontolone più anziano di Tex, ma come lui è infallibile sia col fucile che con la pistola.
Una particolarità del fumetto sono gli elementi fantastici, nonché talvolta horror che vi troviamo. Basti pensare a Mefisto, nemico numero uno di Tex, dotato di poteri paranormali ma anche agli zombi, agli extraterrestri e ai dinosauri che appaiono in alcuni albi.
Abbiamo quindi un fumetto western che è iniziato nel 1948, un genere cinematografico, lo spaghetti western, che va dal 1964 alla seconda metà degli anni 70, e un film, Tex Willer e il Signore degli abissi, che viene realizzato addirittura nel 1985. Tre periodi ben diversi che si incontrano e si scontrano e infatti il risultato è tutt’altro che entusiasmante. Alla regia del film fu scelto Duccio Tessari, scelta anche buona dati i precedenti western di successo come Una pistola per Ringo e Il Ritorno di Ringo. Per la faccia di Tex fu scelto proprio Ringo, cioè Giuliano Gemma. Scelta totalmente sbagliata perché l’attore ormai quasi cinquantenne non aveva il carisma per il personaggio. Veramente azzeccata è invece la scelta di William Berger per la parte di Kit Carson.
La sceneggiatura del film è tratta dalla storia raccolta negli albi 101, 102, 103 di Tex, intitolati rispettivamente El Morisco, Sierra Encantada e Il signore dell’abisso, con alcuni piccoli elementi presi anche da altri albi. Dopo aver letto l’entusiasmante storia, mi sono chiesto come sarebbe stato possibile fare un brutto film. Il Signore degli abissi Cercherò di farvelo capire facendo un parallelo fra la storia del fumetto e quella del film. Il film inizia con un indiano (interpretato da Gian Luigi Bonelli) seduto accanto al fuoco. L’azione vera e propria parte dall’accampamento Navajo dove Tex e Tiger Jack ricevono la visita di Kit Carson che porta loro la notizia di una nuova missione che prevede di indagare sulla sparizione di un carico d’armi. Tutta questa parte - i primi dodici minuti del film - non è presente nel fumetto che presenta al suo posto l’incontro fra Tex e Kit col maggiore che annuncia la missione da compiere. Da qui in poi film e fumetto vanno avanti in modo identico fino a metà film circa, salvo la grossa differenza che nel fumetto Tiger Jack non è con Tex e Kit ma apparirà, come vedremo, molto più avanti. Ricevuta la missione da compiere, Tex e Kit (e Tiger Jack nel film) si recano nel luogo dove è avvenuta la sparizione del carico e qui vi trovano uno strano feticcio indiano. Tornato in paese, Tex scopre che l’indiano Pablito possiede un ciondolo identico e che Jim Bredford, vittima dei furti di armi, è d’accordo coi ladri. Mentre Tex cerca di estorcere le parole di bocca al compare di Bredford, quest’ultimo viene colpito da una punta avvelenata lanciata dalla cerbottana di un indiano. Sotto gli occhi increduli dei presenti, l’uomo muore e mummifica in pochi istanti (nel film l’effetto speciale è imbarazzante).
Nel fumetto, Bredford viene arrestato e ucciso in carcere dallo stesso indiano, nel film questa parte è omessa. Tex cerca di rincorrere l’indiano fuggitivo ma la fuga finisce nella giungla dove il ranger finisce nelle sabbie mobili. Kit arriva in tempo per salvarlo e continueranno insieme la caccia all’indiano che troveranno morto a causa delle ferite riportate. Consegnato il rapporto al maggiore, Tex e Kit si recano in Messico per incontrare El Morisco, uno stregone che riconosce subito l’idolo di ossidiana e li mette in allarme sulle letali pietre verdi di origine vulcanica contenute all’interno (piccola differenza nel film dove El Morisco non conosce le pietre e le analizza sul momento). El Morisco e il fido Eusebio rivelano a Tex la provenienza delle pietre verdi legata all’esistenza di un popolo di origine Azteca che vive nella Sierra Encantada capeggiato da Tulac, Tiger Jack, Kit Carson e Tex Willer Dall'alto: El Morisco, Tulac, Tex attaccato dai vampiri che ha lo scopo di riportare allo splendore di un tempo il popolo azteco. Con le informazioni avute, Tex e Kit partono verso la Sierra Encantada. Nel film a questo punto è stata inserita una lunga e deleteria parte: appare il personaggio di El Dorado, che è il trafficante di armi alleato di Tulac, ma mentre nel fumetto ha una piccola parte, nel film gli viene dato molto spazio a partire dallo scontro armato con Tex. Viene presentato anche Tulac e, sorpresa delle sorprese, il possente guerriero azteco del fumetto nel film è una donna (Isabel Russinova), cui è stato affiancato un nuovo personaggio, Kanas (Falvio Bucci), che ha qui il ruolo principale di antieroe. L’ultimo personaggio importante che viene introdotto nel film è il Signore degli abissi, padre di Tulac, che vive in una grotta vulcanica dove raccoglie la fanghiglia ribollente nella quale recupera le pietre verdi. Il film divaga di nuovo con la sequenza che vede Kit e Tiger recarsi nel luogo chiamato Pozzo degli avvoltoi, dove vengono assaliti da un gruppo di indiani nascosti sotto la sabbia. Tulac, Kit Carson e Kanas Il film si dilunga ancora perdendo di ritmo con Tex che si incontra con gli amici indiani (utile però per far vedere l’abbigliamento alternativo di Tex), mentre Tiger e Kit vengono catturati e condannati a morte. Totalmente inventata è anche la rivalità fra El Dorado e Tulac che nel film è noiosa e prolissa. Dopo questa parte, veramente pessima, che finisce con Tex che libera i due amici, il film si ricongiunge in qualche modo al fumetto. Tex e Kit scoprono l’ingresso della caverna e una volta dentro si ritrovano in un luogo infernale dove al centro c’è un uomo incappucciato, il Signore degli abissi, il quale manda contro di loro uno sciame di vampiri. Mentre i succhiasangue tengono occupati i due ranger, l’incappucciato personaggio si avvicina a loro pronto a scagliare una mortale pietra verde con la sua cerbottana. Toltosi il copricapo mostra il suo volto mummificato (dal continuo contatto con le esalazioni delle pietre) ma non riesce nel suo intento perché al momento opportuno viene colpito a morte da Kit Willer e Tiger Jack. Questo accade nel fumetto (è in questo momento che l’ amico indiano compare nella storia originale). Nel film è Tiger Jack ad accompagnare Tex nella grotta in cui arrivano per caso cadendo in un dirupo. Non ci sono i vampiri ed è Tiger ad uccidere il Signore degli abissi in una sequenza che per tensione non vale un decimo di quella del fumetto. Il film va verso la fine con un doppio finale orrendo, mentre il fumetto a questo punto è appena all’inizio del terzo albo.
SALTINO LE PROSSIME RIGHE QUELLI CHE NON VOGLIONO SAPERE IL FINALE DEL FILM.
Kit Carson è stato fatto prigioniero e Kanas sta eseguendo personalmente la condanna a morte del ranger, ma puntualmente erutta il vulcano e succede il finimondo. Finito il terremoto Kit è di nuovo sotto il pugnale di Kanas e stavolta è Tex che lo salva. Intanto Tulac e i suoi fedeli si sono tolti la vita con le pietre verdi. Non si sa perché il film continua con El Dorado che sta per uccidere Tex ma un serpente ucciderà il bandito che non ha voluto credere al pericolo del quale Tex lo aveva avvisato.
FINE DEL FILM.
Il fumetto invece, dopo l’uccisione del Signore degli abissi, prosegue con i quattro pards e gli amici Navajo che, usciti dalla grotta, puntano verso El Castillo dove è nascosto Tulac. Il capo azteco è a conoscenza delle mosse di Tex e dell’arrivo dei rurales e medita di resistere il più possibile nella fortezza per poi fuggire nella Sierra Hermosa da dove preparare la futura vendetta. I nostri subiscono un imboscata e rimangono intrappolati in una vallata. Dopo una lunga ed estenuante battaglia riescono ad avere la meglio e avanzano verso El Castello, riuscendo ad espugnarlo grazie all’arrivo dei rurales. Troveranno Tulac e i suoi fedeli mummificati, un atto estremo per non finire in mano ai bianchi.

DIABOLIK

Sequenze dal film: Valmont, Diabolik con Eva, l'ispettore Ginko










Diabolik delle sorelle Giussani è il miglior fumetto italiano e Diabolik di Mario Bava il miglior film ispirato ad un fumetto italiano. Su questa trasposizione però c’è molto da dire. Angela Giussani nel 1962 crea Diabolik, un personaggio noir che grazie alle sue caratteristiche originali e in controtendenza al moralismo cattolico del momento ha subito un successo clamoroso, che lancerà tutto un filone di eroi ed eroine nere. Gli albi di Diabolik da cui è stata tratta la sceneggiatura Chi è Diabolik? Forse il sapere poco o nulla del personaggio è uno dei segreti del suo successo, non esiste un suo Clark Kent. Diabolik è Diabolik, “il Re del Terrore” come titola il fumetto n°1, un ladro, un criminale senza scrupoli che assieme alla sua compagna di vita, Eva Kant, compie i più incredibili furti ai danni delle famiglie dell’alta borghesia.
Senza scrupoli, violento, assassino e incredibilmente intelligente, ha un solo avversario che lo mette in difficoltà, l’astuto Ispettore Ginko. Capace trasformista, utilizza questa arte per sostituirsi a parenti o amici delle vittime e poter studiare il colpo nei minimi dettagli. Rivoluzionaria è la figura di Eva, coraggiosa black lady che risulterà spesso decisiva nei momenti più difficili della coppia criminale. Nel 1968, Dino De Laurentiis decide di produrre il film su Diabolik. La regia viene affidata a Mario Bava, maestro del cinema horror e autore eclettico. Confronto fra una scena del film e il disegno del fumetto La sceneggiatura del film prende spunto da tre albi: Sepolto vivo! (Prima serie n°8), Lotta disperata (Prima serie n°15) e L’ombra nella notte (Seconda serie N°11) che non vengono amalgamati in modo ottimale. La trama del film infatti è in pratica una sequenza sfilacciata di colpi del nostro eroe. Sarebbe stato sicuramente meglio lasciare intatto il lavoro delle sorelle Giussani e lavorare su un’unica storia come per esempio la stessa L’ombra nella notte ricca di azione e colpi di scena (il fumetto termina con Ginko che smaschera Diabolik che sotto mentite spoglie voleva rubare una corona, ma Altea, la fidanzata a fianco dell’ispettore, è in realtà Eva Kant, la quale, dopo aver stordito il poliziotto, porta a termine il furto). Dei tre citati fumetti, quello da cui è stato attinto più materiale è Lotta disperata. Tutta la parte finale del film dove Ginko fa trasportare all’interno di un vagone blindato un enorme quantitativo d’oro trasformato in un unico enorme lingotto, è presa da questo fumetto anche se il finale è diverso. Da Sepolto vivo! invece è tratta l’idea della droga Krusion che Diabolik utilizza come ultima chance di salvezza per portarsi in uno stato di morte apparente e cogliere tutti di sorpresa al proprio risveglio. Da L’ombra nella notte è stata presa soltanto la “sequenza” della scalata della torre. Se la sceneggiatura, pur rattoppata, è attinente all’originale, lo stesso non si può dire della scenografia.
Bava si allontana radicalmente dal fumetto per aggiungere il suo personale marchio di fabbrica, realizzando un’ambientazione pop-psichedelica. Il rifugio di Diabolik diventa quindi un luogo futuristico, pieno di luci, letti rotanti, porte automatiche. Strepitoso, ma lontano dal fumetto. Il tocco psichedelico è rimarcato dalla colonna sonora di Morricone, bellissima e purtroppo inedita (pare che il master sia perduto per sempre) a parte un 45 giri con la canzone trainante “Deep Down”. Confronto fra una scena del film e il disegno del fumetto Questa tendenza psichedelica è rimarcata anche da un’intera sequenza, fine a se stessa - dove dei giovani beat danzano su un lungo brano psichedelico del maestro Morricone - e da alcune sequenze di animazione come nella costruzione dell’identikit di Eva.
Per quanto riguarda il cast, abbiamo scelte azzeccate e non azzeccate. La gravosa incombenza di impersonare un mito nazionale è caduta sull’americano John Phillip Law e dobbiamo dire che la scelta è stata indovinata, poiché la fisicità e ovviamente lo sguardo “diabolico” sono credibili. L’altra scelta ostica è caduta su Marisa Mell, bellissima e biondissima attrice austriaca che impersona una Eva Kant però troppo seducente. Sbagliato in pieno il personaggio di Ginko impersonato dal bravo Michael Piccoli che però è troppo vecchio e non assomiglia affatto al personaggio del fumetto. Da segnalare nel film l’assenza di Altea, il quarto personaggio in ordine di importanza nel fumetto. Presenti nel film invece alcuni personaggi “nuovi” necessariamente da menzionare: uno è il primo ministro, interpretato dal bravissimo Terry Thomas, che viene continuamente ridicolizzato da Diabolik. Un altro è il malavitoso Valmont che ha il volto di uno dei più grandi attori italiani: Adolfo Celi. Da segnalare anche la comparsata, nelle vesti di uno sprovveduto camionista, del simpaticissimo attore napoletano Carlo Croccolo. Già dalla descrizione dei personaggi si notano alcune caratteristiche innovative del film: il sesso e l’ironia. Diabolik ed Eva si abbandonano spesso ad effusioni e il regista percorre diverse volte le curve della bionda criminale. Nel fumetto invece il sesso fra i due non va oltre il bacio. Anche l’ironia, totalmente bandita dal fumetto, risulta fuori luogo nel film dove invece spunta sovente grazie al personaggio di Terry Thomas e ad altri comprimari come il già citato Croccolo. Un’altra differenza non da poco è l’assenza dei travestimenti alla Diabolik. Se è vero che in un paio di scene il re del terrore appare truccato o con una barba finta, il personaggio è comunque riconoscibile, mentre nel fumetto Diabolik è un vero trasformista e prende spesso il posto di altre persone, grazie alle maschere di sua fabbricazione e alle sua capacità di imitazione. Un buon film, soprattutto per i trucchi e le invenzioni del regista, ma un rifacimento fedele solo in parte e un po’ troppo bonario.

Sequenze dal film: psichedelia, pop e futurismo nel film di Mario Bava







KRIMINAL

il fumetto di Kriminal Antohny Logan è un adolescente che vede il distruggersi della propria famiglia: il padre che scappa di casa dopo aver subito un torto finanziario e la madre che muore in ospedale per una malattia. Disegno dal primo album di Kriminal Rimasti soli, lui e la sorella vengono separati: Milena viene adottata mentre Anthony finisce in orfanotrofio e poi in riformatorio. Uscito da anni di soprusi va a ricercare Milena ma la trova strangolata. Anthony è solo e senza soldi. Trova lavoro in un circo dove sostituisce con successo l’attrazione principale: il trapezista chiamato Lo scheletro volante per la sua particolare tuta che rappresenta uno scheletro al negativo. Nel frattempo si mette alla ricerca del padre ma anche lui è morto, suicidatosi in seguito alle vicende che lo avevano spinto a lasciare la famiglia. A questo punto Anthony prende una dura decisione: lascia il lavoro e decide di intraprendere la via del crimine per combattere quelle persone e quella società che gli hanno distrutto la famiglia e l’adolescenza.
Questa è la nascita del personaggio di Kriminal, fumetto del 1963 nato anch’egli sul successo di Diabolik, ma che prenderà il suo importante spazio divenendo uno dei personaggi più famosi del fumetto nero italiano. Realizzato dalla prolifica coppia Max Bunker e Magnus, poi autori di altri successi come Satanik e Alan Ford, le sue tirature andranno avanti fino al 1974.
La caratteristica inconfondibile della figura di Kriminal è il costume che non è più anonimo e scuro come quello di altri “colleghi”, ma giallo con uno scheletro nero. Questa “mise” unita ad un erotismo più esplicito, fecero di Kriminal una delle vittime maggiori dei ben pensanti ma a sua volta ne decretarono il successo. Nel 1966 Umberto Lenzi dirige la prima trasposizione di Kriminal nel film omonimo che avrà un seguito con Il Marchio di Kriminal di Fernando Cerchio. I due film di cui il primo è sicuramente migliore vedono protagonista lo stesso cast. Nel ruolo di Kriminal c’è l’attore olandese Glenn Saxson che difetta perlomeno in fisicità rispetto all’Anthony Logan di carta oltre ad avere dei tratti somatici meno spigolosi. Il volto di Kriminal nel fumetto Ma se su questo vi era poco da fare, ad esser pignoli si poteva per lo meno migliorare la somiglianza modificando la pettinatura ed evitando di avere un Kriminal col ciuffo. Il costume inoltre presenta alcune incomprensibili differenze con l’originale. L’ispettore Milton è invece interpretato da Andrea Bosic. Ancora una volta l’ispettore è più anziano del suo alter ego e ha la grossa lacuna di non avere il caratteristico pizzo. In aggiunta presenta una pipa di cui non abbiamo trovato traccia sugli albi analizzati. Nel film di Lenzi nel ruolo del comandante Muraud abbiamo Franco Fantasia, al quale, essendo presente anche in Mister X nel ruolo dell’ispettore Roux, assegniamo la palma di anti-supereroe cinematografico per eccellenza.
I simpatici titoli di testa ci mostrano alcune immagini reali seguite dalle stesse rifatte a fumetti. Molto interessante anche il finale che ad un tratto cessa di essere film per diventare nelle ultime sequenze un fumetto. La trama del film è imperniata su una valigia piena di diamanti sulla quale Kriminal ha messo gli occhi. Per depistarlo, la ricca Lady Gold fa trasportare i diamanti da due gemelle una delle quali ha una valigia identica ma vuota.
Le musiche sono accreditate a Raymond Full che è lo pseudonimo di Romano Mussolini, il quale ha realizzato lo straordinario commento musicale jazz di questo film a quattro mani con il maestro Roberto Pregadio.
Il Marchio di Kriminal non si discosta molto dal primo film di Lenzi. Semplicemente riprende la trama da dove era rimasta e racconta una nuova avventura. Stessi pregi come gli ingegnosi travestimenti, stessi difetti comuni come una eccessiva e deleteria ironia.

Sequenze dal film









SATANIK

Satanik La brutta Marny Bannister è emarginata dalla società e dalla famiglia. La moderna cenerentola non cerca però il suo principe azzurro, bensì il modo di riscattarsi. Lavorando anche di notte nel laboratorio di chimica dell’università in cui lavora, Marny riesce a perfezionare la formula del professor Masopust e a creare un filtro che la trasforma in una ragazza di irresistibile bellezza e satanica malvagità. Inizia così una nuova vita nel lusso grazie ai bottini degli efferati crimini, realizzati sfruttando la sua bellezza e la sua crudeltà. Satanik cover n°66 Ma nonostante la sua miracolosa pozione (che poi diventa un anello sprigionante radiazioni) Marny/Satanik è condannata alla solitudine.
La gloriosa coppia Magnus & Bunker dopo Kriminal realizza Satanik, eroina dei fumetti neri italiani che mantiene il carattere noir-erotico del suo predecessore, ma si discosta dai suoi colleghi maschi per una netta inclinazione horror totalmente assente nelle altre serie. I riferimenti principali sono ai classici dell’horror gotico, fra i quali il più esplicito è quello del Dr. Jekyll & Mr. Hyde di Robert Luis Stevenson, seguito in ordine di importanza da Il Ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde. Mentre Dorian Gray rimaneva giovane vedendo invecchiare il suo ritratto, Satanik mantiene la bellezza a discapito del repentino invecchiamento di Marny, nella quale periodicamente si ritrasforma al decadimento dell’effetto della pozione. L’ultima citazione importante è quella al Dracula cinematografico, nel personaggio del maligno barone Arof Wurdalak caratterizzato sulla fisionomia dell’attore Christopher Lee.
L’assenza dell’ambiente familiare e della gravità dell’emarginazione di Marny Bannister è l’errore più grosso che viene fatto nella trasposizione cinematografica di Piero Vivarelli del 1968. Mancando i motivi che scatenano la vendetta, le azioni malvagie di Satanik possono così apparire fini a se stesse. Azioni malvagie che comunque nel film sono molto annacquate. Assente totale anche l’horror che invece come abbiamo detto è presente nel fumetto. Queste gravi lacune fanno tralasciare le differenze meno importanti come l’ambientazione spagnola anziché inglese. Peccato perché l’attrice polacca Magda Konopka è molto somigliante a Satanik, anche se nelle vesti di Marnie Bannister presenta un trucco veramente pessimo. Altro particolare sicuramente curioso e non positivo è che il nome di Satanik non viene mai pronunciato nel film. La musica, come nel caso di Kriminal, è affidata alla coppia Pregadio-Mussolini.

Sequenze dal film: La trasformazione di Marny Bannister e Magda Konopka nei panni di Satanik









MISTER X

Un albo di Mister X Chi è Mister X? Forse è la persona che ti siede accanto. Pier Paolo Capponi nel film Mister X Grazie ai suoi mille volti, il ladro gentiluomo che agisce per il solo gusto di compiere colpi sensazionali, è inafferrabile anche per l’ispettore Roux. Ma i suoi nemici non appartengono solo alle forze dell’ordine parigine. Mister X è solito aiutare le persone vittime di ricatti e soprusi e per questo anche la malavita è infastidita dalla sua presenza. Questo fumetto del 1965 nasce dalla penna di Giancarlo Tenenti, anch’esso sull’onda del successo di Diabolik (e molte sono le analogie col capostipite), ma saranno solo una cinquantina di albi ad uscire. Anche se la vita del fumetto non fu molto lunga, lasciò il segno tanto che nel 1968 il regista Piero Vivarelli ne fece un film. Film che è una delle migliori trasposizioni esaminate anche se ci sono dei discutibili scostamenti sulla fisionomia dei personaggi come vedremo più avanti. Il film inizia con un omicidio di cui è accusato Mister X. L’ispettore Roux si mette subito alla caccia dell’eterno nemico che, innocente, si mette a sua volta ad indagare su chi ha voluto incastrarlo. Scopre che è stato un boss della malavita per depistare la polizia dai suoi sporchi traffici. Ovviamente Mister X si vendicherà e ci guadagnerà anche qualcosa. Mister X Laredo e l'ispettore Roux Come accennato questa trasposizione è molto buona soprattutto a livello psicologico, dove i personaggi filmici rispettano con rigore quelli del fumetto. Non altrettanto diligenti sono stati gli autori nella ricerca di attori somiglianti ed abbiamo infatti un ispettore Roux (Franco Fantasia) più vecchio e meno prestante dal fascinoso personaggio coi baffetti alla francese del fumetto. Anche il suo aiutante Laredo, che nel fumetto è un paffuto poliziotto, qui è più anzianotto e quasi calvo. Per la figura di Mister X è stata ottima la scelta dell’atletico Pier Paolo Capponi. Mistero vero invece sul costume del supereroe che rispetto al fumetto è totalmente diverso. Nel fumetto Mister X indossa una tuta completamente rossa che gli copre totalmente anche il volto. Rossi sono anche il mantello e l’anonima cintura, l’unico stacco di colore è dato dagli stivali e dai guanti bianchi. Il Mister X del film invece, forse per somigliare di più a Diabolik, è completamente nero con il volto scoperto e con una maschera nera agli occhi tipo L’uomo mascherato e con una grossa X sulla cintura che lo caratterizza maggiormente. Come in altri casi, il commento musicale è prevalentemente jazzistico.

VALENTINA

Un disegno da Baba Yaga Valentina, giovane fotografa, viene investita da un’auto guidata da un’elegante signora, la quale si preoccuperà di riaccompagnarla alla propria abitazione. La donna è la strega Baba Yaga che per seguire una profezia tormenterà Valentina tramite la sua forte e ambigua personalità e malefici incantesimi imprigionati nella bambola Annette e nella macchina fotografica della giovane. Valentina, con l’aiuto di Arno, riuscirà a liberarsi della misteriosa signora.
La donna più intrigante del fumetto italiano è senza dubbio alcuno Valentina di Guido Crepax. Valentina è un fumetto atipico sia per il tratto sia per il personaggio. La protagonista è una fotografa alle prese con problemi talvolta reali, talvolta immaginari frutto dei suoi sogni e delle sue allucinazioni. Valentina con Annette e la strega Baba Yaga Quasi sempre nuda o con vestiti sensuali ed il volto di Louise Brooks, diva del cinema degli anni Venti, Valentina non disdegna l’amore estremo, dal sadomaso al feticista. Il fumetto nasce nel 1965. Sei anni dopo esce l’albo Alì Baba Yaga che include il racconto Baba Yaga. Nel 1973, Baba Yaga diventa un film grazie al regista Corrado Farina, uno dei più interessanti autori di cinema fantastico in Italia. Per il film si avvale di un cast di tutto rispetto con la bella Isabelle De Funes nel ruolo principale, Carrol Baker in quello di Baba Yaga e Luigi Montefiori nelle vesti di Arno. Iniziamo col dire che la trama del film descritta all’inizio è molto attinente al fumetto con qualche differenza nel finale ed alcuni inserti e tributi di cui parleremo più avanti. Il confronto fra i personaggi di carta e quelli di celluloide viene quindi abbastanza facile. La Valentina/De Funes è molto credibile ed ha l’unico difetto di essere meno turbata e sconvolta rispetto all’originale. La strega Baba Yaga interpretata dalla pur brava Carrol Baker risulta un po’ patetica e meno odiosa e cattiva rispetto al suo alter ego. Arno ha molto più spazio rispetto al fumetto ed è un personaggio praticamente reinventato dal regista, che vi si traspone consegnandogli il ruolo di un regista di spot pubblicitari (mestiere principale di Corrado Farina). Abbiamo così alcuni inserti simpatici legati al mondo della pubblicità, ma anche alcuni tributi che il regista fa al cinema espressionista e alla musica d’avanguardia tramite la visione in un cinema di Der Golem e con l’apparizione quasi subliminale di un Franco Battiato in veste di santone (che riappare poi in nel poster del suo primo album affiancato dall’altra storica locandina del disco degli Electric Frankenstein). L’ottima regia di Farina è coadiuvata da un bel montaggio che mantiene abbastanza bene quello psichedelico e eterogeneo del fumetto. Il film tanto per cambiare fu colpito dalla santa inquisizione della censura soprattutto nelle sequenze dei sogni di Valentina ed anche per questo in alcuni punti il film perde qualcosa oltre ad avere di per sé un ritmo troppo più dilatato rispetto a quello frenetico del fumetto. La musica è qui affidata al grande Piero Umiliani che però non crea un’originale e completo commento sonoro limitandosi a recuperare la pur bella title track Open space dal suo precedente album Today’s Sound e aggiungendovi solo poche altre tracce fra cui si nota un bel piano solo.

Sequenze dal film: Isabelle De Funes con Carrol Baker, con Luigi Montefiori e vestita da nazista. Franco Battiato nella sequenza subliminale









ISABELLA

Isabella Isabella è il primo fumetto erotico-avventuroso italiano. Nasce nel 1966 dall’idea di Renzo Barbieri e Giorgio Cavedon che, ispirandosi al film Angélique, marquise des anges di Bernard Borderie, inventano il personaggio di Isabella, Duchessa dei Diavoli. Le avventure di Isabella si svolgono nella Francia di Luigi XIII, fra duelli, congiure, spie e amori (etero e lesbo) di palazzo. La sensuale spadaccina cresciuta dagli zingari scopre di essere l’unica superstite della nobile famiglia De Frissac sterminata dallo spietato barone Von Nutter e decide così di vendicarsi. Caratteristica di questo fumetto disegnato dal tratto molto semplice di Sandro Angiolini sono l’erotismo e le torture che le sventurate fanciulle presenti nella storia subiscono di sovente, a cui si sommano le molteplici uccisioni violente. Il fumetto di Isabella nasce nel periodo di maggior vigore del genere cinematografico avventuroso denominato “cappa e spada”, per cui la sua trasposizione era più che scontata. Il film Isabella Duchessa dei Diavoli del 1969 porta la regia di Bruno Corbucci e la sceneggiatura dello stesso Giorgio Cavedon che ha garantito l’attinenza al fumetto originale. Per un film ambientato nel 1600 la colonna sonora non poteva che essere di stampo classico e se ne è occupato il maestro Sante Maria Romitelli. Nel ruolo principale di Isabella è stata scelta la bella Brigitte Skay che però perde la sfida di prosperosità con il suo alter ego a fumetti. Il Barone Von Nutter è invece interpretato da Mimmo Palmara. Il film è piacevole anche se non raggiunge il livello di sadismo e di erotismo del fumetto, nel quale Isabella si mostra nuda con molta più frequenza. Bello e sorprendente il finale.

Sequenze dal film Isabella duchessa dei diavoli








Sequenze dal film Isabella duchessa dei diavoli









FRANCESCO DELLAMORTE

Orrore Nero Orrore Nero Francesco Dellamorte è un caso anomalo rispetto ai precedenti, in quanto non è il protagonista di una serie. Francesco Dellamorte appare unicamente in Orrore nero terzo speciale Dylan Dog del 1989 a sua volta ispirato al romanzo Dellamorte Dellamore dello stesso autore Tiziano Sclavi. Prima di parlare di questo personaggio dal funebre cognome occorre prima introdurre quello di Dylan Dog, poiché esiste un cordone ombelicale che unisce l’uno all’altro. Dylan Dog è un investigatore privato londinese, con una specializzazione molto particolare: incubi. Non andate perciò da lui per chiedergli di pedinare vostra moglie a meno che questa non sia un vampiro o una lupa mannara. Oltre ad una grande passione per le donne, Dylan suona il clarinetto col quale esegue unicamente il trillo del diavolo di Tartini e costruisce un modellino di galeone che non riesce mai a portare a termine. La sua fisionomia è ispirata all’attore Rupert Everett e il suo look è molto particolare in quanto veste sempre allo stesso modo: camicia rossa, jeans e giacca nera. Nelle sue svariate avventure è seguito dal suo comico assistente Groucho (sosia di Groucho Marx) utile soprattutto a passargli la pistola che lui sistematicamente dimentica. Che c’entra Francesco Dellamorte con Dylan Dog a parte la coesistenza nel succitato fumetto? Nella mente di Tiziano Sclavi, Francesco Dellamorte è l’alter ego italiano dell’investigatore dell’incubo. Il suo mestiere è quello di becchino del cimitero, ma il suo compito non è solo quello di fare entrare i cadaveri, ma anche quello di non farli uscire. Orrore Nero Nel cimitero di Buffalora, i morti dopo sette giorni tornano a camminare e Francesco per non perdere il lavoro si prodiga a rimetterli al proprio posto. Anche lui ha un assistente, Gnaghi, un grosso ragazzone ritardato che emette un'unica sillaba “gna!” e che gli passa la pistola ogni qual volta se la dimentica. Da Dylan Dog, ha inoltre ereditato la famosa esclamazione di stupore “Giuda ballerino” e un passatempo che non finisce mai, nel suo caso un teschio da montare. A differenza dell’amico londinese, lui fuma e beve (ma anche Dylan è un ex alcolista). Nell’abbigliamento la differenza sta solo nei colori, la giacca è chiara mentre la camicia è molto scura, probabilmente nera. Nell’episodio Orrore nero, i due sono protagonisti di due storie parallele. Mentre Francesco Dellamorte è alle prese con i suoi ritornanti, Dylan affronta una volta tanto un mostro molto reale come la mafia che grazie ad alcuni scienziati ha sintetizzato un virus che riporta in vita i morti. Francesco e Dylan si ritroveranno nelle ultime vignette a combattere un comune nemico.
Il film Dellamorte Dellamore riprende piuttosto fedelmente il fumetto per la parte riguardante Francesco Dellamorte (non c’è quindi la parte di Dylan Dog), anche se è più fedele al romanzo omonimo. La regia di Michele Soavi e gli effetti speciali di Sergio Stivaletti sono garanzia di qualità. La grossa novità del film è che il legame fra Francesco Dellamorte e Dylan Dog è reso ancor più forte da due scelte di produzione: L’auto di Francesco Dellamorte è un maggiolino uguale a quello di Dylan Dog. L’attore che lo interpreta è Rupert Everett.

Sequenze dal film Dellamorte Dellamore