Il racconto dei racconti
fantastico, col, 125 min.

Regia: Matteo Garrone

Sceneggiatura: Matteo Garrone, Ugo Chiti, Edoardo Albinati, Massimo Gaudioso

Attori: Salma Hayek, Vincent Cassel, Toby Jones, John C. Reilly, Bebe Cave, Shirley Henderson, Stacy Martin, Massimo Ceccherini

Fotografia: Peter Suschitzky

Produzione: Italia/Francia/UK, 2015

Musica: Alexandre Desplat

Il racconto dei racconti di Matteo Garrone era già un evento al suo annuncio. Un film di genere italiano di chiaro taglio internazionale, con un budget di 12 milioni di euro, un cast indiscutibile e il direttore della fotografia di Cronenberg pareva a tutti un sogno. Invece è realtà ed è un film di cui possiamo dire al di là di ogni giudizio “non sembra italiano” e fortunatamente “nemmeno americano”. Garrone riprende il genere fantasy fortunato a Hollywood (che invece in Italia è sempre stato di livello penoso anche negli anni d'oro), rendendolo italiano. Un po' allo stesso modo con cui Leone prese il western e ne riscrisse i canoni. Niente (o quasi) computer grafica, mostri costruiti a grandezza reale, paesaggi (italiani) reali ma talmente strani e affascinanti da sembrare finti, violenza, sangue, horror, nessuna principessa da salvare, nessun eroe impavido, nessuna storia d'amore mielosa. D\'altra parte il punto di partenza narrativo sono tre racconti tratti da Lo cunto de li cunti di Giovan Battista Basile, mica un soggetto della Disney.

Il “racconto” è l'intreccio delle storie di tre regnanti: la regina di Selvascura (Salma Hayek), pronta a mangiare il cuore di un drago marino pur di avere un figlio; il re di Roccaforte (Vincent Cassel) talmente bramoso di sesso che si invaghisce inconsapevolmente di un\'anziana dalla soave voce; il re di Altomonte (Toby Jones) che indice un quesito apparentemente impossibile per mettere in palio la mano della figlia facendola finire fra le braccia di un orco.

Funziona tutto ne Il racconto dei racconti che forse ha l'unica pecca nella narrazione che alla fine non riesce a prendere l'anima dello spettatore, ma comunque sono interessanti i temi comuni ai tre racconti quali il distacco o il volere ciò che non si può avere.

Garrone ha dichiarato che avrebbe voluto usare più racconti e che quindi è possibile un seguito. Speriamo! Solo proseguendo si può sperare magari nella ripartenza di un filone di film di genere italiani anche se è inutile negarlo, l'industria cinematografica nostrana non è più quella degli anni '60 e sopratutto il cinema è in mano ai padroni della TV. Infatti dei 12 milioni probabilmente sono pochi quelli tricolore. Ah, Garrone ha anche dichiarato che fra i vari autori si è ispirato al Mario Bava de La maschera del demonio.
Fabio Meini