Nel 1977 il regista italiano Ruggero Deodato fece uscire il film Ultimo mondo cannibale in cui raccontava l'avventura di alcuni superstiti di un incidente aereo ritrovatisi bel mezzo della foresta amazzonica infestata dai cannibali. Il film piacque molto e gli fu commissionato il seguito a scatola chiusa. Fu così che nacque Cannibal Holocaust, un film che divenne presto una leggenda in tutto il mondo. La trama del film, semplice quanto geniale, ha creato per anni un alone di mistero su questo film che sembra un documentario: ma allora è tutto vero o è fiction? Deodato ha giocato su questo dubbio sin dall'inizio, prendendo attori sconosciuti e spacciando il documento per vero. Nel film vediamo un gruppo di quattro ragazzi, capeggiati da un regista di film estremi, che si avventura nel pieno della foresta amazzonica per realizzare un documentario sulle ultime tribù cannibali. I quattro non ritornano a casa. Viene mandata una spedizione militare-scientifica alla ricerca dei dispersi che, giunta ai villaggi degli indios, trova i resti dei videoamatori e delle loro telecamere. Ritornato a New York, l'antropologo capo della spedizione, consegna le bobine ai produttori della tv locale ed insieme a questi e a noi spettatori, visionerà i filmati sconcertanti registrati dai quattro ragazzi.
Curiosità: Il bluff del regista funzionò anche troppo. Dopo due giorni di proiezione a Milano, il film fu sequestrato e Deodato fu accusato di omicidio plurimo. Riuscì a salvare le penne facendo riapparire gli attori davanti al giudice, ma si prese comunque quattro mesi con la condizionale per l'uccisione (vera) di alcuni animali. Il film fu dissequestrato tre anni dopo (dopo esser passato sotto la mannaia della censura) non ottenendo più gli incassi che aveva fatto alla prima uscita (circa cinque milioni di euro rapportati ad oggi) ma è divenuto un film di culto in tutto il mondo. Un mito anche la musica del maestro Riz Ortolani che contrappone brani melodici alle scene forti. Un film fatto per colpire e che va a fondo, sconsigliato ai deboli di stomaco. Fabio Meini |