Ugo Piazza, appena uscito di prigione, viene raggiunto dagli uomini dell'Americano che pretende la restituzione di un bottino da lui trafugato durante un passaggio di consegne. Il Piazza però si proclama innocente e torna a lavorare per il boss anche per convincerlo. Durante una missione, si trova inconsapevolmente a dover uccidere il suo amico Chino e il vecchio padrino Don Vincenzo. Il padrino muore, Chino invece no, ed entra nella villa dell'Americano per vendicarsi. Dalla strage rimarrà vivo solo Ugo Piazza che a quel punto rimasto solo porterà a termine il suo piano. Milano Calibro 9 è uno di quei film un po' magici dove tutto è perfetto: regia di gran classe a partire dal prologo melvilliano, sceneggiatura intrigante, attori giusti nei ruoli giusti, musica memorabile. La sceneggiatura di Fernando Di Leo ispirata al piccolo racconto Stazione Centrale ammazzare subito (dal libro Milano Calibro 9 di Giorgio Scerbanenco) è pressoché perfetta, con ritmi forsennati e dialoghi memorabili (unico neo quelli fra i due poliziotti, un po' prolissi). Gli attori sono incredibili a partire dal grande Gastone Moschin (si, proprio il Melandri di Amici miei) che in versione noir è strabiliante: il suo volto di pietra e la sua camminata hanno reso leggendario il personaggio di Ugo Piazza. Solo un gradino sotto Mario Adorf, nella veste dell'irrefrenabile Rocco Musco e Philippe Leroy, in forma smagliante, in quella di Chino. La colonna sonora rock progressive è di Bacalov (non nuovo a queste sperimentazioni) e dei napoletani Osanna, gruppo fra i più interessanti a livello mondiale nel loro genere.
Per il miglior noir italiano, il termine "capolavoro" non è sprecato.
"Tu uno come Ugo Piazza non lo devi neanche sfiorare, tu quando vedi uno come Ugo Piazza il cappello ti devi levare" Fabio Meini |