Beatrice Cenci
drammatico, col, 90 min.

Regia: Riccardo Freda

Sceneggiatura: Riccardo Freda, Attilio Riccio, Filippo Sanjust, Remy Sanjust

Attori: Micheline Presle, Gino Cervi, Fausto Tozzi, Franck Villard, Antonio De Teffè

Fotografia: Gábor Pogány

Produzione: Italia/Francia, 1956

Musica: Franco Mannino

Il capolavoro di Riccardo Freda, da inserire di diritto fra i migliori film italiani di sempre, non a caso la critica e i cinefili d’oltralpe (almeno all’epoca abbastanza avanti rispetto agli altri paesi) lo hanno celebrato da subito. Ricavato da un fatto di cronaca nera notissimo durante il rinascimento, che già aveva colpito molti (fra i quali Alexandre Dumas padre che gli dedicò uno dei suoi crimes celebres). La giovane Beatrice, rampolla di una nobile casata con notevoli problemi finanziari, è accusata di parricidio. In realtà è l’unica innocente in una famiglia dove regnano corruzione, rancore e passioni indicibili. L’atroce destino della ragazza si compirà e a nulla varranno gli sforzi del giovane innamorato di lei.
Superbo melodramma in costume che Freda dirige con sicura maestria, dipingendo un ambiente gotico in cui lussuria e incesto dominano sui buoni sentimenti (incarnati dalla protagonista), rinunciando (anche se non del tutto) alle sue celebrate sequenze d’azione. Il film comunque è tutt’altro che inerte; la scansione degli eventi segue un ritmo inesorabile e i movimenti di macchina suggeriscono l’idea di una partitura musicale. Inoltre Beatrice Cenci nonostante la vicenda tetra che racconta è un film di notevole eleganza (fotografia di Pogany), quasi che il regista volesse creare una schizofrenia fra le immagini e la storia, o, meglio ancora, un’identificazione fra il film e la sua eroina, che resta incontaminata rispetto al male che la circonda, pur essendone una vittima. In questo la pellicola di Freda è ben diversa, ad esempio, dall’omaggio di Tavernier degli anni ’80, Quarto Comandamento (La Passion Béatrice in originale), che riambienta la vicenda in un medioevo grigio che sembra invece prevedibilmente far da specchio alla tragica storia.
Mirko Salvini