I giorni dell'ira
western, col, 111 min.

Regia: Tonino Valerii

Sceneggiatura: Ron Barker, Ernesto Gastaldi, Renzo Genta, Tonino Valerii

Attori: Lee Van Cleef, Giuliano Gemma, Walter Rilla, Christa Linder, Yvonne Sanson, Lukas Ammann

Fotografia: Enzo Serafin

Produzione: Italia/Germania, 1967

Musica: Riz Ortolani

Cosa accade se la materia del western - nella declinazione italiana, ovviamente - incontra la sociologia, e un pizzico di psicoanalisi? Molti in passato hanno gettato la croce addosso al Maestro Valerii per le tante insufficienze e contorsioni del suo capolavoro "I giorni dell'ira". Capita quando si ha il difetto di anticipare - e di molto - i tempi. Tuttavia tremano i polsi quando si scopre la data di produzione di questa indimenticabile pellicola: 1967. E tremano ancor di più quando si leggono le numerose simbologie disseminate lungo tutto il cammino del film: uccisione rituale del padre, ribellione alla autorità sovrana che riduce gli individui in una condizione di schiavitù - reale o metaforica che sia -, infine rinuncia alla violenza come strumento di governo del mondo.

Mancava un anno alla Contestazione, all'esplosione dell'Europa e dell'Occidente e già Valerii aveva anticipato, sublimandoli, i grandi temi che avrebbero scandito un'intera stagione. Certo, lo fa con gli strumenti che gli sono propri - limiti di regia compresi - pagando un grande, tropo grande scotto alla lezione di Sergio Leone, e confezionando un film non sempre coerente. Allo steso tempo, però, "I giorni dell'ira" è forse uno dei più bei romanzi di formazione rappresentati al cinema, in cui - eccezione per il genere western
i protagonisti (due enciclopedici Gemma e Lee Van Cleef) mutano carattere - si potrebbe scrivere: mutano psicologia - durante l'intero arco della loro esemplare parabola: l'uno il discepolo che supera e contesta il maestro, l'altro il maestro appunto rappresentante di un mondo ormai al declino. Forse non un capolavoro assoluto, ma di certo un film fondamentale.

Musiche di Riz Ortolani pregiatissime, epiche e sferzanti com'era nel costume del Maestro, letteralmente saccheggiato - omaggiato - dal solito Tarantino nel suo "Kill Bill" 1 e 2 e nel più recente "Django Unchained".

Filostrato