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| Matalo! |
western, col, 83 min.
Regia: Cesare Canevari
Sceneggiatura: Nico Ducci, Eduardo Manzanos Brochero, Mino Roli
Attori: Corrado Pani, Lou Castel, Antonio Salines, Luis Dávila, Claudia Gravy, Miguel Del Castillo, Ana María Noé
Fotografia: Julio Ortas
Produzione: Italia/Spagna, 1970
Musica: Mario Migliardi
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Matalo! di Canevari è un western-psichedelico. Non vi è termine migliore per definirlo. La sceneggiatura è semplice e povera di dialoghi e grazie a questo il regista ha lo spazio per eleganti e visionari spunti. C'è un gruppetto di sadici bastardi, un carico d'oro e una città fantasma, ma soprattutto c'è gioia per gli occhi: pochi dialoghi e molto cinema. Ce ne accorgiamo subito appena inizia il film che siamo fuori standard: un'impiccagione fuori fuoco, la musica drammatica, poi un colpo di scena e la musica che diventa rock. Un inizio spietato, fatto di interessanti piano sequenza ad inquadrare cadaveri e pistoleri in fuga. Soprattutto cadaveri, ma la morte e la desolazione saranno da sfondo a tutti gli ottantatre minuti. Nessun dialogo, nessuno che parla, nemmeno il protagonista Corrado Pani, del quale sentiamo la voce fuori campo dopo dieci minuti. Protagonista che esce di scena dopo mezz'ora lasciando spazio a tre suoi colleghi banditi che oltre a tenere d'occhio l'oro rubato, come novelli Drughi si dedicano a segregare e perseguitare vittime casuali, ma del fatto che non ci fossero personaggi buoni eravamo già stati informati da un'inutile didascalia iniziale.
Un'opera crepuscolare, con venature di horror gotico (ambientazioni, altalene cigolanti, inquietanti immagini subliminali) al punto che Tim Lucas, sviato anche dall'ottima regia, errando attribuisce questo film al M°Mario Bava nel libro a lui dedicato.
Essenziale l'apporto di Mario Migliardi a questo film. La sua musica e le sue elaborazioni elettroniche rimarcano la metafora della ribellione giovanile (il film è del 1970) con i brani rock o lo splendido sparo rimarcato dal riff di chitarra elettrica e rimarcano il lato gotico del film con le voci spettrali che si odono nella sequenza del camposanto. Da vedere. Fabio Meini |
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