Ultracorpo
thriller, col, 30 min.

Regia: Michele Pastrello

Sceneggiatura: Michele Pastrello

Attori: Diego Pagotto, Felice C. Ferrara, Guido Laurjni, Elisa Straforini, Dimitri Da Dalt, Stefania Piovesan

Fotografia: Mirco Sgarzi

Produzione: Italia, 2010

Musica: Daniele Serio

Michele Pastrello tocca ancora temi sociali molto importanti e attuali attraverso il cinema di genere e lo fa in modo molto più efficace delle mille commedie ipocrite che infestano il cinema italiano. L'“ultracorpo” del titolo, il cui legame col film di Don Siegel è confermato all'interno del cortometraggio, non è un alieno che viene dallo spazio, ma da dentro il protagonista.
Umberto è un precario che viene mandato a riparare un guasto idraulico in una casa popolare. Ci va malvolentieri perché l'inquilino è un omosessuale. Questa figura “diversa”, androgina, misteriosa, lo turba. Anzi, ne ha timore: non beve dalla lattina già aperta e in un incubo s'immagina di essere “contagiato” da lui. Ma ne è incosciamente affascinato. L'ultracorpo sta nascendo dentro di lui, mettendo in discussione la sua sessualità ma uno come lui che frequenta prostitute, vede film porno e che ha ricevuto una ferrea educazione (la sovrastante e presente figura della madre) non lo può accettare.
Nel suo ultimo thriller, Pastrello insiste sull'analisi psicologica dei personaggi che inquieta lo spettatore. Niente a che fare con quello splatter pornografico che ha inquinato l'horror negli ultimi anni e che crea solamente disgusto. Qui c'è tensione e questa viene soprattutto dal personaggio dell'inquilino ottimamente interpretato da Felice C. Ferrara e dall'attesa degli eventi. Un aiuto non da poco viene dall'ottima fotografia di Mirco Sgarzi.
"Ultracorpo" dura 30 minuti, siamo al confine col mediometraggio. La speranza è che Pastrello possa presto confrontarsi con un lungo dato che con i precedenti lavori "Nella mia mente" e "32" ha fatto incetta di premi e Ultracorpo è il migliore dei suoi lavori.
Il finale ironico-sdrammatizzante può piacere o non piacere, ma Mario Bava ha detto che si può fare.
Fabio Meini