Cinque per l'inferno
guerra, col, 95 min.

Regia: Gianfranco Parolini

Sceneggiatura: Renato Izzo, Gianfranco Parolini

Attori: Gianni Garko, Klaus Kinski, Aldo Canti, Margaret Lee, Salvatore Borghese, Luciano Rossi

Fotografia: Sandro Marconi

Produzione: Italia, 1969

Musica: Vasco Mancuso

C'era una volta il Piano K e un colonnello delle SS di nome Hans Mueller che lo sorvegliava a Villa Verde, al di qua delle truppe naziste attestate ad Anzio per fermare l'avanzata degli Alleati. C'erano anche 5 soldati speciali, messi insieme dall'ex giocatore di baseball Glenn Hoffmann, ora in forze nell'esercito, ed erano uno più funambolico dell'altro: Al Siracusa, scassinatore, Johnny White, esperto di esplosivi, McCarthy, lanciatore di coltelli e Nick Amadori, atleta olimpionico.

Sono loro i "5 per l'Inferno", con una missione chiara quanto mortale: fotografare il Piano K e salvare il mondo occidentale dal Nazismo. Riusciranno nell'impresa e a tornare tutti vivi oltre le linee nemiche?

Se si considera che il nazista cattivo è Klaus Kinski, che il militare statunitense è Gianni Garko, e che la bella collaborazionista austriaca convertitasi al nemico - Helga Richter - è Margaret Lee ("Banditi a Milano" di Lizzani appena l'anno prima), si potrebbe essere colti da un vago sospetto di didascalismo. Ma è un peccato veniale, se si pensa che questo film di solidissimo mestiere - traghettato da Gianfranco Parolini ben oltre la spartana sufficienza dei mezzi messi in campo - diventerà un vero e proprio serbatoio a ogni livello (scenico, registico e di scrittura) per i macaroni combat a venire. Figlio spurio di "Quella sporca dozzina", è il padre putativo di "Quel maledetto treno blindato" del Maestro Castellari, che tra le emanazioni del capolavoro di Robert Aldrich rappresenta la vetta suprema.

Non si comprende fino in fondo la tessitura di "Bastardi senza Gloria" di Tarantino senza aver visto "5 per l'Inferno".

Parolini è l'autore di quel piccolo, grande cult che è "I fantastici tre Supermen", girato appena due anni prima il suo "colossal" con Kinski e Garko.

Musiche oneste, come tutto il resto, di Vasco Mancuso.

Filostrato