Il gigante di Metropolis
mitologico, col, 98 min.

Regia: Umberto Scarpelli

Sceneggiatura: Sabatino Ciuffini, Ambrogio Molteni, Oreste Palella, Emimmo Salvi, Umberto Scarpelli, Gino Stafford

Attori: Gordon Mitchell, Bella Cortez, Roldano Lupi, Furio Meniconi, Liana Orfei

Fotografia: Oberdan Troiani

Produzione: Italia, 1961

Musica: Armando Trovajoli

Nel 20.000 A.C. nel mezzo dell’Atlantico domina il regno tecnologicamente avanzato di Metropolis. Il Re Yotar, in nome della scienza, vuole impiantare il cervello del saggio padre in quello di suo figlio Elmos. Obro, un forzuto straniero, cercherà di fermare i folli intenti del Re che sarà sconsigliato anche dai saggi e dagli scienziati che stanno prevedendo eventi cataclismatici. Yotar solo alla fine si ravvedrà ma nulla potrà contro gli eventi della natura.

Un tentativo interessante ma mal riuscito di fusione fra peplum e fantascienza. La storia si basa sui miti della ricerca dell’immortalità e del continente perduto di Atlantide anche se nel titolo si omaggia il capolavoro di Fritz Lang. Ottimi intenti, ma a livello di sceneggiatura la noia regna sovrana e a livello di effetti speciali il film non regge. Gli esterni di Metropolis constano di un’unica piazza con alcuni edifici avveniristici inquadrati sempre dallo stesso punto. Mentre gli interni e i costumi per quanto ora facciano sorridere, all’epoca potevano andar bene. Ma poi vediamo Obro sfidare un gigante che è un semplice omone, probabilmente il macellaio del quartiere, oppure rimanere imprigionato all’interno della luce teatrale seguipersone (o occhio di bue). Per non parlare del cataclisma finale dove si ripetono per dieci minuti inquadrature di falsi fulmini nel cielo, onde di mare in burrasca e gli ottimi stuntman che cercano di rendere tutto reale affogando in venti centimetri d’acqua. Peccato.
Fabio Meini