Grazie zia
erotico, col, 94 min.

Regia: Salvatore Samperi

Sceneggiatura: Salvatore Samperi

Attori: Lisa Gastoni, Lou Castel, Gabriele Ferzetti, Luisa De Santis, Massimo Sarchielli, Nicoletta Rizzi

Fotografia: Aldo Scavarda

Produzione: Italia, 1968

Musica: Ennio Morricone

Che cos'è l'"erotico indigeno"? Per rispondere a una simile questione, è ineludibile la visione di "Grazie zia" di Salvatore Samperi, anno di grazia 1968. A torto diventato pietra miliare del nascente filone erotico italiano, è in verità il seguito ideale di quella enciclopedia della contestazione che fu "I pugni in tasca" di Marco Bellocchio, tanto da riproporne lo stesso audace attore protagonista, l'indimenticato Lou Castel. Pellicola fondata fin nel midollo su una ridicolizzazione - non sempre efficace - del modello familiare di ispirazione democristiana, sull'esaltazione dell'eversione sessuale come forma attiva di contestazione, sulla seduzione come raffinata quanto letale forma di sadismo. La zia è Lisa Gastoni, rilanciata dall'allora quasi esordiente Samperi in qualità di nuova icona dell'immaginario erotico contemporaneo.

Alvise (Lou Castel) conduce la sua vita su una sedia a rotelle, vittima di una sindrome psicotica che lo costringe dentro la prigione di una parziale paralisi degli arti. Lo accudisce l'adorata zia materna Lea (Lisa Gastoni) con la quale il giovane intrattiene da tempo un rapporto di sereno affetto. Tuttavia, l'assenza dei genitori partiti per le vacanze, scatena in Alvise un desiderio sempre più morboso nei confronti della donna, quest'ultima attanagliata da una morsa di dipendenza psicologica sempre più claustrofobica. Succube di una relazione impossibile, al limite dell'incesto, eseguirà le volontà più estreme del nipote. Finale a sorpresa.

Film che pende più dalla parte della morte che dell'amore, troppo spesso volutamente travisato dalla critica forse per la sua difficile traducibilità, ben oltre i confini dell'erotico classico. In concorso a Cannes nei giorni del Maggio Francese. Da rivedere, soprattutto per la fotografia "lirica" di Aldo Scavarda ("L'avventura" di Michelangelo Antonioni, "Prima della rivoluzione" di Bernardo Bertolucci, "Il commissario" di Luigi Comencini). Musiche beffarde di Ennio Morricone.
Filostrato