Mad in Italy
thriller, col, 95 min.

Regia: Paolo Fazzini

Sceneggiatura: Paolo Fazzini

Attori: Gianluca Testa, Eleonora Bolla, Rodolfo Medina, Andrea Debruyn, Giovanni Maria Buzzatti, Philippe Guastella, Maurizio Vannicola, Paolo Sciamanna

Fotografia: Mirco Sgarzi

Produzione: Italia, 2010

Musica: Mario Salvucci

Secondo lavoro di Paolo Fazzini, a quattro anni di distanza dal debutto effettuato con un documentario girato nel 2007.
Siamo alle prese con un lungometraggio difficilmente inquadrabile a causa di un soggetto, dello stesso Fazzini, che sembra non aver ben chiaro da che parte andare a parare. L'opera prende le mosse come un documentario sul lavoro (vediamo il protagonista andare a lavoro, quindi lavorare con la mdp che lo segue), per poi virare decisamente sul versante di impegno sociale. Vediamo il protagonista perdere il lavoro e non essere in grado di trovarne uno nuovo, perché la crisi investe tutti. Anche la radio e la tv sembrano non parlare di altro. Quando si è convinti di avere a che fare con un film che svilupperà la tematica sociale, ecco che si passa al noir con trafficanti di droga e con il rapimento della figlia di un potente imprenditore. Si accenna anche alla turbolenta adolescenza del protagonista funestata da un padre tiranno.
A questo punto si inizia a sperare in un innalzamento del ritmo e in qualche sequenza capace di impressionare chi guarda e invece no... Si sconfina nel dramma stile serial killer, ma ancora una volta Fazzini sembra non aver chiaro cosa fare. Accenna ad alcuni momenti da torture movie con violenze dapprima psicologiche e poi fisiche (in una scena alla vittima viene strappata via l'unghia di un piede), ma ancora una volta si perde in un prodotto senza anima. Non ci sono indagini da parte della polizia, non c'è una vera e propria involuzione psicologica del protagonista. Niente di tutto ciò.
Il problema fondamentale del film ricade su una sceneggiatura frammentata che, ad avviso di chi scrive, stenta a decollare non coinvolgendo quasi mai lo spettatore. Manca la verve ed è completamente assente il pathos. Tutto è prevedibile e telefonato, inoltre paiono incomprensibili certe sequenze horror che sono scollegate dal resto. Tra queste ne cito una, dal gusto sexy un po' in controtendenza e per questo apprezzabile per il coraggio, in cui vediamo il protagonista nudo inquadrato di schiena morso da un manipolo di ragazzi a metà strada tra gli zombi e i vampiri. In un'altra, sempre il protagonista, viene attaccato da un mostro dal corpo di donna che lo assale sul letto. In un'altra ancora abbiamo una creatura che cammina a carponi sul piastrellato in stile horror orientale (con movenze accelerate in post-produzione).
Pesante e fuori luogo, dato che non si è in uno splatter movie, la scena in cui il protagonista costringe la rapita a sfilare con al collo le interiora di un ragazzo precedentemente ucciso. Bravo, nell'occasione, Buzzatti a simulare l'eccitamento, mentre la Borla piange e si dispera.
Le sequenze citate, pur criticate dal sottoscritto, sono i soli guizzi di una pellicola dal ritmo lentissimo per effetto di sequenze dilatate e non sempre ben chiare. Fazzini gira come se stesse girando un cortometraggio senza ricordarsi che il formato più lungo esige un taglio diverso e soprattutto script più sviluppati.
Brutta “l'estetica” degli omicidi messi in scena come lo potrebbe fare un videomaker alle prime armi. Almeno questi si potevano curare meglio, ma ciò non avviene.
Le interpretazioni degli attori non sono affatto male, specie Eleonora Bolla nei panni della vittima. Se la cava anche il protagonista Gianluca Testa e tutti gli altri attori coinvolti. A proposito di questi ultimi, molti dei ruoli si rivelano superflui ai fini della storia e sembrano esser stati inseriti tanto per dar vita a scene necessarie per fare minutaggio.
Non eccelle la foto di Sgarzi, che tra l'altro da l'impressione di non rendere visivamente omogeneo il risultato finale. Scarsa la qualità di alcune scene in notturna.
Colonna sonora fatta per lo più di rumori di fondo ed effetti sonori. Scenografica la location finale. Fazzini farà sicuramente di meglio in futuro.
Matteo Mancini