Il grande attacco
guerra, col, 100 min.

Regia: Umberto Lenzi

Sceneggiatura: Umberto Lenzi, Cesare Frugoni

Attori: Helmut Berger, Samantha Eggar, Giuliano Gemma, Henry Fonda, John Huston, Ray Lovelock, Aldo Massasso, Edwige Fenech

Fotografia: Federico Zanni

Produzione: Italia, 1978

Musica: Franco Micalizzi

C'erano una volta i Macaroni Combat, inaugurati - racconta la leggenda - addirittura da una produzione di Dino De Laurentis per la regia di Duilio Coletti, "Sotto dieci bandiere", prima ancora che arrivassero al cinema monumenti come "Quella sporca dozzina" e "Dove osano le aquile". Una ricetta facile ma efficace, che riproponeva in chiave bellica la lezione industriale imposta dalla fioritura incontrollata dei film western: spartanitā di mezzi, esasperazione sadica, caratterizzazione dei personaggi, poca, pochissima psicologia.
"Lenziano" fino al midollo nella ricerca feticistica di quella opacitā di stile che ha fatto la fortuna postuma del Maestro, "Il grande attacco" diverge dalle regole sopra descritte quantomeno per il cast, stellare e - nell'anno di uscita nelle sale - stagionato quanto basta. Ma questo prezioso film di guerra sui generis non fu soltanto un'occasione di ritrovo per vecchie glorie (Henry Fonda e John Huston in cima alla lista); un esercizio discretamente alto di scrittura che si concretizza nei sobbalzi di un girato irregolare, sospeso tra lo sceneggiato televisivo e l'azzeramento ricercato tra pubblico e autore (tra narratore e lettore). Un film che č anche la testimonianza di una riflessione particolarmente sentita intorno alla irreversibilitā del vissuto dei singoli individui, al destino, e alla violenza mortale della Storia.
Plot giā orecchiato altrove (un gruppo di intellettuali e di alto in grado di mezza Europa si ritrova a Berlino durante le Olimpiadi del 1936, felicemente ignari dello scoppio della ventura apocalisse mondiale: ciascuno a suo modo sarā stritolato dalle vicende che devasteranno il continente europeo, l'Africa e gli Stati Uniti), "Il grande attacco" č quello che si definirebbe un dramma corale e plurale in cui un soggetto unico si declina nelle forme imprevedibili della "tragedia umana".
Edwige Fenech nella parte di una ambigua prostituta giustiziata dai partigiani francesi. Musiche di Franco Micalizzi in vena epica e malinconica insieme.
Filostrato