Storie scellerate
erotico, col, 93 min.

Regia: Sergio Citti

Sceneggiatura: Sergio Citti, Pier Paolo Pasolini

Attori: Franco Citti, Ninetto Davoli, Nicoletta Machiavelli, Sebastiano Soldatti, Elisabetta Genovese, Giacomo rizzo, Gianni Rizzo

Fotografia: Tonino Delli Colli

Produzione: Italia, 1973

Musica: Francesco De Masi

In puro stile Decamerotico 4 storie raccontate dalla viva voce di Mammone (Franco Citti) e di Bernardino (Ninetto Davoli), due popolani in vena di vagabondaggio e artisti dell'arte di arrangiarsi in una paludosa Roma papalina.
Mentre espletano i loro bisogni primari in una caverna, per ingannare il tempo i due principiano a raccontarsi alcune storie. La prima si apre con la morte di don Anselmo, colpito dalla statua della Santa Vergine che non ammette più le attenzioni "manesche" e lascive del sacerdote. Un intreccio fitto i cui fili sono rappresentati dalle gesta erotiche della duchessa Caterina di Ronciglione a danno del marito, dal "degno" sostituto di don Anselmo e da un Papa dedito esclusivamente alla pancia. Deus ex machina una duplice evirazione che metterà a tacere gli ardori degli improvvidi maschi.
Ma la vicenda di Bernardino e di Mammone non si chiude qui. Nella grotta spunta un mercante e la sua bisaccia colma d'oro, che ingolosisce a tal punto i due fino all'omicidio. Catturati, i nostri verranno condannati all'impiccagione. Ma quale occasione migliore dell'attesa del patibolo per proseguire nel racconto di novelle licenziose?
Scontro generazionale tra pastori nella seconda novella, in cui il giovane cornifica l'anziano con uno stratagemma zoofilo. Finale a sorpresa con testicoli ben cotti allo spiedo e serviti.
La terza vede protagonista Agostino, sottoproletario ante litteram che si ritrova a servizio da don Leopoldo. Farà una brillante carriera da pappone per il suo padrone, fino a quando il "prode" non deciderà di porre fine alla esagerata lussuria del sacerdote.
La quarta descrive l'idillio di Peppe Bellomo e Margherita, innamorati e affamati, che ospitano in casa un vecchio e interessato macellaio per soddisfare un'atavica fame. La giovinetta, però, si stanca presto del gioco a tre e si lascia volentieri soddisfare da un giovanotto. Muoiono tutti e davanti al cospetto di un Dio Contadino - nel vero senso della parola - si salverà dall'Inferno solo il ragazzo, sincero servitore dei piaceri della vita. Finale memorabile con Mammome e Bernardino che se la ridono fragorosamente mentre le loro teste vengono infilate nel cappio del boia.
Seguito ideale de "il Decameron" (ma in chiave squisitamente ottocentesca), è un film che muove la sua poetica sul filo di una blasfemia dal sapore popolare, anarchico e irriducibile, denso di misoginia e di amicizia virile. Ce n'è per tutti, dal potere costituito a quello sacro fino alle convenzioni repressive e ipocrite come il matrimonio. Geniale, controcorrente e purtroppo dimenticato. Musiche al passo del grande Francesco De Masi.
Filostrato